Venerdì, 10 Maggio 2013 14:47

Quando il papà è più a casa e la mamma è più al lavoro: nuovi equilibri per genitori imperfetti (e felici)

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In occasione della Festa della Mamma e di una serie di articoli e discussioni lette sul web in questi giorni, Silvia di Mamma Cult Bologna ci racconta cosa succede quando è il papà ad essere il genitore più presente a casa.

Ieri ho letto questo articolo, bello, vero, mi ha colpito tanto.

E in questi giorni, mi imbatto in continuazione in Chiara, la oramai celebre #mammaIMperfetta della fiction web del Corriere.it

Questo non è un commento alla serie, nè all'inchiesta di Repubblica, solo una mia riflessione nata da questi due ottimi spunti, e parlarvi di come vanno le cose in casa mia.

Voglio parlarvi di quando il papà c'è, c'è tanto, c'è (molto) più della mamma. Molto più di me.

Lavoriamo tutti e due. Ma io ho ritmi da ufficio, con eventi anche fuori orario. (oltre alle visite guidate di Mamma Cult a Bologna mi occupo di comunicazione, web e ufficio stampa per un'azienda in ambito editoriale). Lui ha un orario flessibile, può lavorare da casa, se si organizza bene ha anche un giorno libero durante la settimana, week end lunghi d'estate.

Mio figlio ha due anni e frequenta l'asilo nido. Il papà lo porta, il papà lo va a prendere. Lunedì si è preso la varicella: le educatrici hanno chiamato il papà per avvisare. In pausa pranzo sono corsa io a prenderlo, l'ho coperto di baci, e l'ho lasciato alla nonna. In attesa che il papà arrivasse.

Il papà durante la settimana si occupa di varie commissioni, quelle che riesce. Il resto si incastra nel week end.

Ruoli un pò invertiti, se di “ruoli” vogliamo parlare? Sì. Genitori frustrati? No. Vorremmo più equilibrio? Sì.

Ma equilibrio non vuol dire "papà al lavoro, mamma a casa". Noi vorremmo più tempo insieme, io vorrei più tempo con loro, ben sapendo quanto siamo comunque fortunati. Anche perchè, nonostante questo, arginare le emergenze è sempre un gioco da equilibristi: se per esempio nostro figlio si ammala ... chiama la nonna, chiama la babysitter, paga la babysitter, trova un’altra babysitter perchè la tua è impegnata, supplica l’altra nonna, eccetera.

Se mi capita di cadere nei sensi di colpa? Sì, qualche volta: ma respiro a fondo, e me li faccio passare. Sono contraria al concetto alla base di tutto ciò che genera sensi di colpa nelle madri così come in tutte le persone, e lo combatto in continuazione. I sensi di colpa sono un retaggio antico e sbagliato, che ognuno, nel suo piccolo, deve valutare, e mai usare come strumento di accusa verso qualcun'altro. Non vanno mai alimentati, vanno risolti. E chiedere aiuto, organizzare gli aiuti, è necessario e dovrebbe essere considerato sempre più normale.

Noi siamo due genitori molto IMperfetti: ci scambiamo i "ruoli", facciamo pasticci, ci organizziamo, ci disorganizziamo, litighiamo, ci ri-abbracciamo, ci proviamo. Come ci provano tutti.

Quando il papà c'è di più della mamma, la mamma "cede un posto" non facile, e il papà deve accettarlo. All’inizio non è facile per nessuno dei due, perché l’impronta culturale della nostra Italia non è ancora così emancipata. Nella nostra famiglia sta funzionando, ma non è una regola assoluta, non può e non deve esserlo.

E poi tutto è contestuale ai tempi, e in questo momento, le cose in casa nostra vanno così. Domani chissà.

Il futuro? Vorrei un orario più flessibile, vorrei uno stile di vita più flessibile. Credo che l’orario flessibile, più che lo scambio di ruoli o il toccare gli estremi di “chi lavora e chi è a casa” sia davvero la soluzione a cui i genitori lavoratori (parlo di lavori da ufficio, prevalentemente) possano aspirare.

Ricordo un tweet di Chiara Machedavvero? in accennava al fatto che l’orario flessibile in UK sia molto più valorizzato, e come ad esempio l’azienda del compagno prevedesse un giorno di lavoro da casa per le giovani mamme.

Io posso portare l’esempio di una grandissima azienda della mia città che prevede l’orario flessibile in entrata e all’uscita (timbri alle 7.30, esci alle 16.30, e così via) e il recupero ore tramite roll che prevede il venerdì corto nei quattro mesi estivi. Cose che a un genitore sì, cambiano la vita.

Non solo a una mamma, anche a un papà. Anche a chiunque.

Credo che quando il papà c’è di più della mamma ci voglia un grande atto d’amore e fiducia reciproca. Credo che ci voglia anche quando la situazione è più classica, e la mamma c’è più del papà. In entrambi in casi, per evitare di cadere in meccanismi nocivi.

Guardo i panni ammucchiati da stirare, e credo che quel paio di pantaloni verdi non riuscirò a metterlo fino a lunedì, perché (forse) li stirerò nel week end.

Guardo i papà addormentati sul divano davanti alla tv, e credo anche nelle mamme che provano a darsi lo smalto sul divano davanti alla tv, ma alla fine si addormentano.

Credo anche nelle notti insonni, e credo soprattutto in quelle in cui si dorme con i piedi intrecciati.

Vedo mamme e papà imperfetti ma in realtà perfettissimi, perché stanno facendo del loro meglio.

Credo che molte cose stiano cambiando, e che noi e i nostri figli siamo i pionieri di un’epoca nuova, in cui vecchi meccanismi vanno sradicati, e usando imprenditorialità, fantasia, coraggio e faccia tosta si possa davvero aspirare a trovare il segreto della conciliazione tra lavoro e famiglia.

Segreto che non esiste, ma che si può inventare e reinventare a seconda delle necessità di ogni mamma e ogni papà. Anche a ruoli invertiti.

Silvia Bernardi

		
Letto 39891 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Maggio 2013 16:06